Certificati bianchi: cosa sono e come funzionano


Fondamentali per incentivare il risparmio energetico, sono tra gli strumenti principali per raggiungere gli obiettivi di efficienza energetica dettati dall’UE, ed incassare economie dove non e possibile o non conveniente richiedere la detrazione fiscale.

10 novembre 2014


Dal 2005 al febbraio 2015 sono stati emessi più di 33 milioni di titoli di efficienza energetica (Tee), i cosiddetti “certificati bianchi”. Lo ha reso noto la Fire, Federazione Italiana per l’uso razionale dell’energia, nel corso della Conferenza “Certificati Bianchi: titoli di efficienza energetica a portata di mano” che si è svolta lo scorso 19 e 20 marzo a Roma. Fondamentali per incentivare il risparmio energetico, i certificati bianchi sono tra gli strumenti principali per raggiungere gli obiettivi di efficienza energetica dettati dall’Ue. Ma vediamo meglio di cosa si tratta.

Cosa sono i certificati bianchi? Come si legge nel sito del Gse, Gestore servizi energetici, l'ente che autorizza l'emissione dei certificati bianchi, si tratta di “ titoli negoziabili che certificano il conseguimento di risparmi energetici negli usi finali di energia attraverso interventi e progetti di incremento di efficienza energetica”. In altre parole, le aziende e i distributori di energia elettrica e di gas naturale ottengono dei titoli ogni qualvolta dimostrano all’ente incaricato (il Gse) di aver raggiunto, attraverso degli interventi specifici, degli obiettivi annuali di risparmio energetico. Il risparmio così ottenuto viene quantificato in tonnellate equivalenti di petrolio risparmiate (tep). Nello specifico, come si legge sempre nel sito del Gse, “un Tep, equivale a circa 5,3 MWh elettrici e circa 1.200 Nm3 (normal metro cubo, ossia il volime di gas a condizioni standard) di gas naturale”. Per accedere al meccanismo dei certificati bisogna raggiungere, con il proprio progetto di efficienza energetica, una quantità minima di risparmio energetico definita in 20 tep/anno.

L’utilità. Prima di tutto quella ambientale e di risparmio energetico. Ma cosa spinge le aziende a proporre progetti di efficientamento energetico? Oltre alla tutela ambientale anche un ritorno di tipo economico. Questi certificati, infatti, possono essere commercializzati. Come afferma l’Enea “le società possono assolvere l'obbligo (di efficienza energetica, ndr) realizzando interventi che diano diritto ai certificati, oppure acquistando tali titoli da società terze”. Esistono due modalità di compravendita: o mediante transazioni bilaterali, utilizzando il registro Tee a cui l’azienda si deve iscrivere, oppure partecipando alle negoziazioni sul mercato dei Tee. Questa compravendita è diretta dal Gme (Gestore mercati energetici), l’ente a cui è affidata l’organizzazione e la gestione economica del mercato elettrico. Per ciascun titolo scambiato è previsto un corrispettivo in euro, definito annualmente sempre dal Gme.

La normativa.
Il sistema dei certificati bianchi nasce con il decreto ministeriale 20 luglio 2004 e dall’esigenza di raggiungere gli obiettivi di efficienza energetica dettati dall’Unione Europea che prevedeva di ridurre entro il 2020 il consumo annuo di energia primaria del 20%. Uno degli strumenti indicati dalla direttiva era proprio l’innovativo sistema dei titoli di efficienza energetica.

Chi può chiederli?
Come spiega l’Enel, i soggetti abilitati a richiedere Certificati bianchi sono i distributori di energia elettrica e gas con oltre 50mila clienti finali, i soggetti con Energy Manager, e le Energy Service Company (ESCo), società, cioè, che effettuano interventi finalizzati a migliorare l'efficienza energetica.

www.astraenergycorporation.it

 
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